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Ucraina, oggi colloqui con Russia a Istanbul: il precedente del 2022

Da Redazione Ultimenews24.it
15 Maggio 2025
In Attualità
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Ucraina, oggi colloqui con Russia a Istanbul: il precedente del 2022
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(Adnkronos) – Per la prima volta in oltre tre anni, oggi, giovedì 15 maggio 2025, Russia e Ucraina sono sul punto di tenere colloqui di pace in Turchia, un Paese "diventato uno dei centri della diplomazia di pace" come ha affermato il presidente Recep Tayyip Erdogan. La sede scelta è Istanbul, la stessa che nel 2022, a poche settimane dall'invasione, ospitò – dopo le riunioni a Gomel e Brest, in Bielorussia, il 28 febbraio ed il 3 marzo – un incontro tra i ministri degli Esteri dei due Paesi in guerra. Quel round negoziale sfociò sostanzialmente in un nulla di fatto, con l'eccezione di un'intesa sui corridoi umanitari per l'evacuazione dei civili, mentre i colloqui che si tennero alcuni mesi dopo sempre nella metropoli sul Bosforo il 27 luglio portarono all'Accordo sul grano, sottoscritto da Russia e Ucraina con la mediazione di Turchia e Nazioni Unite. L'incontro del 29 marzo 2022 a Istanbul in realtà fu preceduto da un'altra riunione a livello di ministri degli Esteri che si tenne alcune settimane prima ad Antalya, nel sud della Turchia, dove è in programma una ministeriale informale della Nato. Il 10 marzo di quell'anno si incontrarono l'inossidabile capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov, e l'allora omologo ucraino, Dmytro Kuleba, con la mediazione dell'allora ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu. Si trattò del contatto al più alto livello tra i due Paesi dallo scoppio della guerra, con l'Ucraina che tentò di strappare – senza successo – un cessate il fuoco per fornire aiuti ed evacuare i civili dalla città sotto assedio di Mariupol. I raid sulla città 'martire' continuarono e oggi è sotto controllo russo. Le delegazioni dei due Paesi, guidate dai rispettivi ministri degli Esteri, si incontrarono di nuovo ad Istanbul il 29 marzo. Kiev chiedeva un cessate il fuoco immediato e il ritiro delle forze russe dal suo territorio. La Russia insisteva su quelle che il Cremlino definiva e continua a definire "cause profonde" della guerra, che Putin usa da oltre tre anni per giustificare l'invasione. Secondo Mosca, queste includono la presunta violazione da parte della Nato dell'impegno di non espandersi nell'Europa orientale e la presunta discriminazione da parte del governo ucraino nei confronti dei russi.  Secondo il Wall Street Journal e il New York Times, la bozza parzialmente concordata dei protocolli del 2022 prevedeva che l'Ucraina potesse entrare nell'Ue, rinunciasse ad aderire alla Nato e accettasse di modificare la propria Costituzione per aggiungere una clausola di neutralità che le avrebbe vietato di aderire ad alleanze militari, concludere accordi militari oppure ospitare sul proprio territorio personale militare, addestratori o sistemi d'arma stranieri.  
Mosca chiedeva che l'esercito ucraino fosse limitato a 85mila soldati e che i missili in sua dotazione non superassero la gittata di 40 chilometri. La questione dello status della Crimea sarebbe stata affrontata negli anni a venire. In cambio, l'Ucraina avrebbe ricevuto garanzie di sicurezza da un gruppo di Paesi, inclusi i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Gran Bretagna, Cina, Russia, Stati Uniti e Francia. Proprio quest'ultimo fu uno dei punti di maggiore frizione. L'Ucraina voleva, infatti, che i Paesi garanti potessero fornire assistenza, inclusa "la chiusura dello spazio aereo sopra l'Ucraina, la fornitura delle armi necessarie e l'uso della forza armata al fine di ripristinare e successivamente mantenere la sicurezza dell'Ucraina come Stato neutrale". La Russia insisteva sul fatto che qualsiasi decisione sarebbe dovuta essere concordata da tutti gli Stati garanti, il che significava che avrebbe avuto diritto di veto. Le due parti, inoltre, erano in netto disaccordo anche sulle future dimensioni delle forze armate ucraine e del suo arsenale militare. Kiev era pronta ad accettare un limite massimo di 250mila effettivi, 800 carri armati e missili con una gittata massima di 280 chilometri. Mosca pretendeva anche che Kiev riconoscesse il russo come lingua ufficiale. I negoziati si arenarono sostanzialmente perché in quel preciso momento storico la situazione sul campo di battaglia sembrava volgere a vantaggio dell'Ucraina. Il suo esercito, infatti, aveva respinto le forze russe intorno a Kiev e mostrato al mondo prove di presunti crimini di guerra russi che avevano provocato la condanna internazionale. I Paesi occidentali stavano aumentando gli aiuti militari, inasprendo le sanzioni contro Mosca: tutti fattori che rendevano Kiev meno propensa ad accogliere le richieste russe. Ora, il Cremlino – come ha chiarito il consigliere per gli Affari internazionali Yuri Ushakov – pretende che il nuovo round di colloqui previsti domani riprenda da dove le parti avevano interrotto.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronosultimora
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