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Home Economia e Finanza

Come tutelare il made in Italy? Ecco la risposta di 5 imprenditori italiani

Da Redazione Ultimenews24.it
13 Aprile 2026
In Economia e Finanza
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Come tutelare il made in Italy? Ecco la risposta di 5 imprenditori italiani
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(Adnkronos) – In vista della giornata nazionale dedicata al Made in Italy, che si celebra mercoledì 15 aprile, cinque imprenditori italiani raccontano all’Adnkronos/Labitalia il loro punto di vista su come tutelare le eccellenze produttive nazionali.  Nel mondo della sicurezza stradale, Roberto Impero, ceo di Sma road safety, sostiene che "il Made in Italy non è solo sinonimo di qualità, ma rappresenta un modello industriale avanzato, basato su innovazione, competenze e responsabilità verso la vita delle persone". "Le aziende italiane – afferma – investono in ricerca e tecnologie per garantire prestazioni reali dei prodotti, non solo conformità formale. Anche le istituzioni, come Ansfisa, indicano la necessità di sistemi di controllo più rigorosi e verifiche concrete in tutto il ciclo di vita delle infrastrutture. Principi che vengono già adottati in diversi contesti internazionali, mentre, in Italia persiste un gap nei controlli effettivi, che mette a rischio l’efficacia della sicurezza e la stabilità delle pmi italiane".  "Il paradosso – spiega – è che il Made in Italy non è adeguatamente tutelato proprio nel nostro Paese, dove, le scelte dei dispositivi sono determinate più dal prezzo che dalla qualità, penalizzando le aziende più virtuose. In particolare, la sola marcatura CE, come elemento sufficiente per vendere nel mercato italiano, non basta: servono tracciabilità, controlli sostanziali e responsabilità dei produttori. Valorizzare il Made in Italy significa quindi alzare gli standard per tutti, con regole chiare e controlli rigorosi, perché sulla sicurezza non può esserci competizione al ribasso".  Nel campo dell’automazione industriale, “l'accuratezza progettuale e l’innovazione tecnologica rappresentano strumenti fondamentali per affrontare la concorrenza internazionale", afferma Paola Veglio, amministratore delegato di Brovind Vibratori spa. "Oggi – fa notare – esiste però una disparità penalizzante nei controlli: i materiali importati sono soggetti a verifiche meno rigorose rispetto ai prodotti italiani destinati all’export. Sarebbe quindi necessario introdurre norme chiare e condivise su sicurezza, ambiente e qualità, per garantire condizioni di competizione più eque".  "Allo stesso tempo, è importante – prosegue – costruire una nuova narrazione sul ruolo di operai e artigiani, riconoscendone e valorizzandone le competenze tecnologiche, e rafforzare il dialogo tra imprese e sistema scolastico, così da colmare la difficoltà nel reperire personale altamente qualificato. Le pmi, inoltre, scontano un costo del lavoro elevato e una tutela istituzionale insufficiente: spesso si trovano sole sia nella gestione delle criticità sia nello sviluppo di iniziative che generano valore per il territorio, con il rischio di scoraggiare la creazione di benefici diffusi. A questo si aggiunge un contesto di instabilità normativa e di incentivi discontinui: i frequenti cambiamenti nelle misure di sostegno finiscono per generare incertezza e scoraggiare gli investimenti nel medio-lungo periodo". Alessandro Gatti, founder di MaisonFire, azienda attiva nel design, e uno dei vicepresidenti dell’Associazione marchi storici italiani, in rappresentanza di Gabetti, spiega: "Il Made in Italy è uno degli asset più solidi e riconoscibili del nostro Paese. Non va inteso come una rendita, ma come un vantaggio competitivo da aggiornare costantemente, accompagnandone l’evoluzione. Il suo valore non risiede solo nell’origine geografica, ma nella qualità del processo e nella capacità concreta di trasformare un’idea in un prodotto che unisca estetica e funzionalità. Per farlo, è necessario lavorare su più direttrici. La prima è il capitale umano: il saper fare va trasmesso e rinnovato. C’è poi il tema dell’heritage: un patrimonio unico che deve dialogare con la digitalizzazione, i nuovi modelli distributivi e i mercati internazionali. Un altro punto riguarda il posizionamento: il Made in Italy non è solo lusso, ma qualità diffusa, capace di esprimersi anche in prodotti accessibili e scalabili. Infine, è fondamentale mantenere un approccio dinamico: l’italianità deve continuare a evolvere, confrontandosi con nuovi linguaggi e mercati sempre più veloci, senza perdere la propria identità".  Marian Bornaz, founder e ceo di Cod Marketing, racconta come "marketing e digitalizzazione sono strumenti decisivi di tutela e crescita del Made in Italy". "Rendere visibile e verificabile il valore significa, ad esempio, utilizzare piattaforme digitali per tracciare l’origine dei prodotti e dei servizi, raccontare in modo trasparente la filiera, certificare competenze e processi. Un cliente informato e consapevole è il primo alleato contro le imitazioni e l’Italian sounding: se comprende davvero la qualità, la ricerca che si celano dietro un prodotto o un servizio, difficilmente sceglierà una copia. Oggi molte realtà eccellenti non riescono a raccontarsi in modo efficace online, lasciando spazio a chi è più bravo a comunicare che a fare. Qui il marketing ha un ruolo chiave: trasformare competenza e qualità in contenuti chiari, misurabili e riconoscibili", aggiunge. Per l’avvocato Fabio Maggesi, founder dello studio Legale MepLaw, e presidente della Fondazione Americana Italicus-US, “il Made in Italy continua a essere sinonimo di eccellenza e di richieste incessanti da tutto il mondo". "Le Pmi – osserva – devono strutturarsi meglio per gestire domanda, filiera e distribuzione internazionale. Le principali criticità arrivano da fattori esterni, come l’italian sounding, la contraffazione e i dazi, che creano confusione nei consumatori, riducono i margini di ricavo e mettono a rischio competitività e credibilità".  "La diffusione di prodotti contraffatti, inoltre, non provoca solo un danno economico alle pmi italiane, ma incide anche sulla credibilità del brand Made in Italy, con conseguenze rilevanti in termini di sicurezza, salute e occupazione. Nonostante queste sfide, le prospettive restano positive, a patto di investire in organizzazione e capacità di risposta ai mercati esteri”, conclude.  
—lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronoslavoro
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