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Nubi nere sopra Teheran, medici ambiente: “Piogge acide e gas nocivi”

Da Redazione Ultimenews24.it
9 Marzo 2026
In Salute e Benessere
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Nubi nere sopra Teheran, medici ambiente: “Piogge acide e gas nocivi”
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(Adnkronos) – Dopo gli attacchi di Israele contro gli impianti e i depositi di petrolio in diverse aree, la capitale dell'Iran brucia con enormi incendi. Le immagini di Teheran con il cielo oscurato e la polvere che cade dal cielo fanno presagire anche un disastro ambientale. A fare il punto per l'Adnkronos Salute è la Sima, Società italiana di medicina ambientale. Quando bruciano grandi depositi di petrolio, è vero che si possono formare piogge acide? "Sì, in parte. La combustione di grandi quantità di petrolio libera nell'atmosfera anidride solforosa, ossidi di azoto e particolato. Questi gas reagiscono con il vapore acqueo formando acidi solforico e nitrico, che possono contribuire alla cosiddetta deposizione acida (pioggia acida). Tuttavia, l'effetto più immediato per la salute non è la pioggia in sé, ma l'inalazione del fumo e degli inquinanti atmosferici", risponde Alessandro Miani, presidente Sima.  Quali sostanze sono presenti nelle nubi nere prodotte dagli incendi di petrolio? Secondo la Sima, "le nubi generate da questi incendi contengono particolato fine (Pm2.5), fuliggine, anidride solforosa, ossidi di azoto, monossido di carbonio e composti organici volatili, oltre a idrocarburi policiclici aromatici. Si tratta di inquinanti riconosciuti dalla letteratura scientifica come irritanti respiratori e potenzialmente tossici". Secondo Miani, "i rischi principali sono irritazione di occhi e vie respiratorie, tosse, difficoltà respiratoria e peggioramento di patologie come asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva. L'esposizione a particolato fine e gas irritanti può inoltre aumentare il rischio cardiovascolare, soprattutto nelle persone vulnerabili".  E' già successo qualcosa di simile nella storia recente? "Sì. Un precedente documentato è rappresentato dagli incendi dei pozzi petroliferi del Kuwait nel 1991, durante la Guerra del Golfo. Oltre 600 pozzi furono incendiati e per mesi grandi quantità di fuliggine, SO2 e particolato si dispersero nell'atmosfera, generando uno dei più grandi episodi di inquinamento atmosferico da combustione di petrolio mai registrati", ricorda il presidente Sima. In situazioni di questo tipo cosa è raccomandato fare per ridurre i rischi sanitari? "Le misure di salute pubblica raccomandate – suggerisce – sono ridurre l’esposizione al fumo, rimanere in ambienti chiusi quando possibile, limitare l'attività fisica all'aperto e utilizzare filtrazione dell'aria o mascherine filtranti (Ffp2/N95) se è necessario uscire. L'obiettivo principale è ridurre l'inalazione del particolato e dei gas irritanti".  Se questi incendi continuassero a lungo, potrebbero avere effetti anche in Europa? "In linea teorica gli aerosol e le particelle fini possono essere trasportati per lunghe distanze dalle correnti atmosferiche, come dimostrato da numerosi studi sul trasporto transfrontaliero degli inquinanti. Tuttavia – riflette Miani – perché si verifichi un impatto sanitario significativo in Europa servirebbero incendi molto estesi e persistenti e condizioni meteorologiche favorevoli al trasporto, elementi che devono essere valutati tramite modelli atmosferici e monitoraggi in tempo reale". Qual è quindi la conclusione scientifica? "Gli incendi di grandi depositi di petrolio rappresentano un serio problema ambientale e sanitario locale, legato soprattutto alla nube di fumo e agli inquinanti respirabili. La formazione di deposizione acida è possibile, ma il rischio principale per la popolazione resta l'esposizione agli inquinanti atmosferici generati dalla combustione del petrolio", conclude il presidente della Sima.  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronossalute
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