(Adnkronos) – LHH, società parte del Gruppo Adecco, ha recentemente annunciato la pubblicazione del report “2026 View from the C-Suite”. Secondo l'ultima indagine annuale condotta su oltre 2.530 aziende, il turnover ai vertici aziendali ha registrato una flessione verticale, passando dal 43% al 19% in un solo anno. Questa ritrovata stabilità, tuttavia, non coincide con una fase di stasi: i dirigenti si trovano a dover gestire pressioni esterne crescenti, dove l'incertezza economica e la cybersicurezza dominano l'agenda, superando persino l'intelligenza artificiale come fonte di preoccupazione immediata per tre executive su quattro. Nonostante la cybersicurezza sia percepita come il rischio più urgente, l'intelligenza artificiale emerge come l'area in cui il divario di competenze è più marcato. Le tecnologie digitali ed emergenti sono risalite in cima alla classifica delle priorità di sviluppo, con il 49% dei leader che le indica come fondamentali per la competitività futura. L'efficacia della leadership è però ostacolata da limiti strutturali interni. Il 28% dei dirigenti identifica nella mancanza di chiarezza strategica il principale freno alle performance, seguito da processi decisionali inefficaci che rallentano l'esecuzione operativa. In questo scenario, la longevità dei mandati dei "Baby Boomer", con il 58% degli executive a fine carriera che prevede di restare in carica per i prossimi tre anni, impone una pianificazione più rigorosa del ricambio generazionale per evitare colli di bottiglia nello sviluppo dei nuovi talenti. I leader italiani mostrano un profilo divergente rispetto alla media globale. Mentre a livello internazionale l'attenzione è polarizzata sulla governance tecnologica, in Italia l'agenda è dettata dalla volatilità economica. Per il 36% degli executive italiani, l'incertezza dei mercati rappresenta la sfida principale, seguita dai rischi geopolitici (31%). Sul fronte interno, la priorità italiana si sposta sulla capacità di attuazione: l'efficacia dei team (27%) e la retention dei talenti (26%) superano la mera trasformazione digitale. Questo dato suggerisce che, nel contesto nazionale, la riuscita dei processi di innovazione dipenda ancora strettamente dalla coesione organizzativa e dalla capacità di tradurre la visione strategica in azioni concrete. Il consolidamento della governance aziendale richiede un intervento strutturato su tre pilastri interdipendenti:
Responsabilità sull’IA: l'integrazione tecnologica non è più un tema delegabile, ma richiede una partecipazione diretta del top management per garantire rigore etico e decisionale.
Chiarezza Strategica: risulta essenziale semplificare i processi decisionali per ridurre il divario tra la pianificazione e l'esecuzione.
Gestione della Successione: la stabilità dei mandati deve essere accompagnata da percorsi di crescita per le nuove generazioni, onde evitare vuoti di competenza nel lungo periodo. "Le carriere dei top executive si stanno allungando. Questa è una buona notizia, perché leadership longeve apportano stabilità e visione, ma le organizzazioni devono anche saper valorizzare l’esperienza, senza farla diventare un freno all’emergere di nuovi talenti", ha commentato Elisabetta Mereghetti, Head of Career Transition & Mobility e Leadership Development di LHH. "Oggi, la nuova generazione di leader non è disposta ad aspettare passivamente. Senza percorsi strutturati di sviluppo e successione, mandati più lunghi ai vertici rischiano di trasformarsi in un collo di bottiglia, rallentando la crescita delle competenze e l’evoluzione dell’organizzazione. A questo si aggiunge una crescente mancanza di chiarezza strategica e di efficacia nei processi decisionali. Quando gli obiettivi non sono chiari e le decisioni si bloccano, l’esecuzione rallenta e le iniziative di cambiamento perdono slancio. Colmare il divario tra visione strategica ed esecuzione sarà decisivo per affrontare contesti sempre più complessi e incerti".
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